Ibisco o Karkadé in taglio tisana

Ibisco o Karkadé in taglio tisana

EUR 3,10

Rinfrescante, dissetante, lassativo, diuretico, vitaminizzante, angioprotettore ed antinfiammatorio, mentre per uso esterno vanta proprietà lenitive. L'infuso, il karkadè conosciuto in tutto il mondo, può essere gustato sia caldo che freddo dall'inconfondibile colore rosso intenso e gusto leggermente acidulo.

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Nome Scientifico e parte di pianta utilizzata: Ibisco (Hibiscus sabdariffa L.) fiori
Ibisco: introduzione, proprietà fitoterapiche e principi attivi

Ibisco

L'Ibisco (Hibiscus sabdariffa L.), conosciuto con il nome di Carcadè o Tè rosa dell'Abissinia, è una pianta arbustiva appartenente alla famiglia delle Malvaceae.
Il Carcadè è originario delle Indie occidentali, ma è diffuso anche in Asia (India, Sri Lanka) ed Africa (Etiopia, Sudan).

L'Ibisco viene usato in fitoterapia ad uso interno per le sue proprietà rinfrescanti, dissetanti, lassative, diuretiche, vitaminizzanti, angioprotettrici ed antinfiammatorie, mentre per uso esterno vanta proprietà lenitive.
L'Ibisco trova quindi impiego per uso interno nel trattamento della stipsi e delle turbe epatiche. Per uso esterno, l'Ibisco è adatto come lenimento per le pelli infiammate. L'Ibisco può essere usato assieme a Rusco, Malva, Ippocastano, Calendula e Mirtillo.

Le parti della pianta utilizzate in fitoterapia sono i fiori, ma in certe preparazioni erboristiche vengono usati anche foglie, semi e radici. L'olio essenziale, ricavato dai semi di Ibisco, ha proprietà ipocolesterolemizzanti in quanto è ricco di acidi grassi essenziali e vitamina E. Le foglie dell'Ibisco, oltre ad essere consumate in insalate, hanno proprietà rinfrescanti, emollienti, sedative e diuretiche. I fiori hanno un'azione diuretica e antirughe e possono rientrare nella preparazione di salse, gelatine, marmellate e vini. Le radici dell'Ibisco, grazie al loro sapore amaro, vengono impiegate nel settore liquoristico nella produzione di amari. I principi attivi caratterizzanti sono: acidi organici (acido ibisico, acido citrico, acido ossalico, acido tartarico, acido malico), antociani, acido ascorbico, tannini, mucillagini e fitosteroli.

Ibisco: modo d'uso, dosaggi, formulazioni ed impiego nelle tisane

Nella moderna fitoterapia l'Ibisco viene utilizzato sottoforma di estratti secchi, infusi, polveri e tintura madre. Le relative dosi di assunzione normalmente consigliate sono pari a 1,5 grammi di droga Ibisco in 150 ml di acqua bollente (infuso), un cucchiaio da minestra in un litro d'acqua bollente (infuso), 50 mg di estratto secco di Ibisco per capsula (1-2 capsule per tre volte al giorno), 40 gocce di Ibisco tintura madre due volte al dì.

L'Ibisco non presenta particolari effetti collaterali alle comuni dosi terapeutiche, a meno che non ci sia un'accertata ipersensibilità del paziente ad uno o più principi attivi contenuti nella droga. A scopo cautelativo l'impiego dell'Ibisco è sconsigliato in gravidanza ed in allattamento. L'impiego dell'Ibisco nelle tisane trova spazio per le sue proprietà rinfrescanti, dissetanti, lassative, diuretiche, vitaminizzanti, angioprotettrici ed antinfiammatorie.

Tipico della medicina popolare, l'Ibisco viene utilizzato nelle tisane come dissetante, rimineralizzante e diuretico; mancano tuttavia adeguati studi clinici che ne confermino l'efficacia terapeutica. Inoltre, le preparazioni erboristiche tradizionali come tisane, infusi, succhi e decotti, non permettono di stabilire con esattezza la quantità di principi attivi somministrata al paziente, il che aumenta il rischio di insuccesso terapeutico. In una tisana, infatti, le quantità di principi attivi estratti possono essere eccessive o più comunemente insufficienti, oltre al rischio di estrarre anche componenti indesiderate.

Karkadè
Il karkadè, noto anche come tè di ibisco o tè dell'Abissinia, è una bevanda che deriva dai petali essiccati dei fiori scarlatti, carnosi e profumati, della pianta di Hibiscus sabdariffa. L'infuso a base di karkadè, conosciuto in tutto il mondo, si prepara in maniera simile al classico tè, e può essere consumato sia caldo che freddo. La bevanda che si ottiene possiede un inconfondibile colore rosso intenso ed un gusto leggermente acidulo.
Il consumo di karkadè è particolarmente diffuso in Egitto, per le sue proprietà astringenti, che contribuiscono a combattere la disidratazione e la sete. In Italia, l'infuso, noto come carcadè, è stato introdotto come prodotto coloniale proveniente dall'Eritrea (colonia italiana dal 1860 al 1941): in passato, il karkadè veniva utilizzato come sostituto del tè e bevuto solitamente freddo e zuccherato, con l'aggiunta di succo di limone appena spremuto. In altri Paesi europei, invece, è spesso utilizzato come ingrediente in tisane miste (soprattutto con malva o rosa canina).

Karkadè infuso

Coltivazione e lavorazione tradizionale del karkadè

L'Hibiscus sabdariffa appartiene alla famiglia delle Malvaceae e cresce nelle regioni tropicali (soprattutto in Africa e nei Caraibi). La pianta da cui si ricava il karkadè è un'arbustiva perenne, che richiede terreno fertile sabbioso e calore: ha bisogno di circa 13 ore di luce solare durante i primi 4-5 mesi di crescita. I calici floreali maturano durante le lunghe e calde giornate estive, e la loro raccolta inizia in autunno. I fiori sono quindi stesi, a mano, su reti metalliche e lasciati asciugare al sole per 3-4 giorni. Una volta completato il processo di essiccazione, i petali sono separati dal resto del fiore e confezionati.
Preparazione del karkadè

Bevanda.

La preparazione della bevanda a base di karkadè è molto semplice: dopo aver fatto bollire una tazza abbondante di acqua minerale naturale, versare un cucchiaino di karkadè (petali essiccati e sminuzzati). Lasciare in infusione per 5-8 minuti, filtrare bene e dolcificare a piacere con zucchero o miele. Il karkadè può essere consumato anche freddo: con una fetta di limone e qualche cubetto di ghiaccio si trasforma in una bevanda dissetante e rinfrescante.Si possono consumare 1-2 tazze di karkadè al giorno.
Uso esterno. Il karkadè può essere sfruttato anche per uso esterno: per la presenza di mucillagini e polifenoli, può essere applicato a livello cutaneo come lenitivo o doposole. Per preparare un impacco, è possibile preparare un infuso al karkadè ristretto, per poi applicarlo, con una compressa di garza, sulle zone del corpo più arrossate dopo l'esposizione al sole. Il karkadè è adatto anche per le pelli sensibili e può essere utilizzato in associazione con malva, ippocastano e calendula.

Componenti principali del karkadè

Il karkadè contiene:
15-30% di acidi organici: acido ibiscico, acido citrico, acido ossalico, acido tartarico, acido malico (conferiscono il sapore acidulo alla tisana);
Antociani e flavonoidi;
Acido ascorbico, tannini, mucillagini, fitosteroli e pigmenti (che conferiscono il caratteristico colore rosso intenso);
Il karkadè non possiede principi attivi eccitanti e non contiene caffeina.
Karkadè: controindicazioni

In forma di infuso, il karkadè è leggermente lassativo e per questo si consiglia di NON assumerne eccessive quantità. Inoltre, si dovrebbe prestare cautela durante la gravidanza e l'allattamento o in caso di ipotensione.
Alle dosi indicate non si segnalano altri particolari effetti indesiderati.
Potenziali benefici per la salute del karkadè

Il karkadè stimola l'attività renale e facilita la funzione dell'apparato digerente. Il consumo della bevanda è utile per agevolare la digestione, eliminare le scorie metaboliche e per combattere la stipsi (per l'azione leggermente lassativa). Inoltre, come tisana, il karkadè possiede proprietà diuretiche ed antisettiche delle vie urinarie. La presenza degli antociani e dei flavonoidi rendono l'Ibisco una pianta angioprotettiva. Il karkadè, infatti, è un alleato della circolazione: si afferma che abbia capacità regolatrici della pressione sanguigna e molti studi scientifici sono orientati a dimostrarne tali proprietà.Il karkadè sembra essere efficace nell'abbassare e controllare i valori pressori nei pazienti con diabete di tipo 2, pre-ipertensione o in caso di lieve ipertensione, con un ampio margine di tollerabilità e sicurezza. In particolare, alcune ricerche sembrano confermare le sue efficaci proprietà anti-ipertensive, che sarebbero addirittura equivalenti a quelle di determinati ACE inibitori (farmaci che bloccano l'enzima di conversione dell'angiotensina, utilizzati soprattutto nella terapia dell'ipertensione arteriosa).
L'effetto di riduzione della pressione sanguigna del karkadè è stato attribuito al suo effetto diuretico e alla sua capacità di ridurre l'attività dell'enzima di conversione dell'angiotensina, grazie alla presenza degli antociani. Tuttavia, non è disponibile alcuna prova attendibile a sostegno del consumo di karkadè nel trattamento dell'ipertensione primaria.
Nel caso si decida di utilizzare il karkadè come coadiuvante terapeutico dell'ipertensione è assolutamente necessario ricevere l'approvazione del medico curante, evitando l'autoterapia.