Acerola in estratto secco

Acerola in estratto secco

EUR 4,20

E' il frutto con la più alta concentrazione di vitamina C in natura (30 volte il limone).Contiene inoltre importanti composti vegetali secondari che ne migliorano l'effetto protettivo e antiossidante. Estratto al 25% di vitamina C.

Disponibilità: Disponibile
Formato:
Tags: Benessere

Il genere "Malpighia" è in onore a Marcello Malpighi, celebre medico del XVII secolo.

Il frutto dell'Acerola, per il suo aspetto, è comunemente noto come "Ciliegia delle Barbados" ma al suo interno presenta degli spicchi dal sapore leggermente acidulo come quelli di un'arancia, e proprio come un'arancia l'Acerola fornisce un quantitativo elevato di vitamina C (acido ascorbico). Più precisamente, possiamo dire che rispetto alle arance fresche il frutto fresco dell'Acerola contiene un quantitativo di vitamina C dalle 30 alle 50 volte superiore; quindi l'Acerola rientra tra le fonti naturali più ricche di vitamina C, con un contenuto di acido ascorbico superiore agli agrumi e ai kiwi.

Nei paesi di origine i frutti vengono consumati freschi e spesso conservati con lo zucchero, ad esempio sottoforma di marmellata: sembra che il procedimento termico non distrugga completamente il contenuto di vitamina C. Gli estratti di Acerola si trovano comunemente in prodotti quali tavolette masticabili, opercoli o tisane.

Nome botanico: Malpighia glabra L.
Famiglia: Rosaceae
Parti usate: Frutti
Descrizione botanica

L'Acerola è una pianta originaria del Sudamerica e della zona tropicale delle Antille. Viene coltivata soprattutto in Brasile. E' un arbusto o un piccolo albero che può raggiungere anche i cinque metri di altezza. Il clima ideale è quello tropicale e predilige i terreni sabbiosi o argillosi. Le foglie sono dapprima rossastre per poi diventare di colore verde scuro. Il frutto dell'Acerola è ovale, con dimensioni di 1-2 cm, colore rosso intenso (giunto a maturazione), sapore acidulo, morbido, succoso, con una buccia sottile e un grosso seme all'interno. I frutti vengono raccolti ancora verdi: la concentrazione di vitamina C diminuisce con la maturazione del frutto. Dai frutti, tolto il nocciolo, si ricava il succo che viene concentrato, essiccato e polverizzato fino ad ottenere un estratto con un altissimo contenuto di vitamina C; durante il processo di essiccazione del frutto la vitamina C non viene degradata. L'estratto concentrato contiene fino al 25% di vitamina C. Il succo di questo frutto viene commercializzato comunemente in Brasile (per febbre e dissenteria) mentre in Europa questo sta avvenendo solamente negli ultimi anni.

Composizione chimica

Vitamina C (dopo il frutto di Terminalia ferdinandiana quello dell'Acerola è il più ricco di vitamina C), caroteni, tannini.
I frutti dell'Acerola contengono anche vitamine B1, B2, B3, B5, B6, provitamina A e vari sali minerali tra cui ferro, calcio, fosforo, potassio, magnesio; contengono il doppio di magnesio e di acido pantotenico rispetto alle arance e quasi la stessa quantità di provitamina A delle carote.
I frutti dell'Acerola sono ricchissimi anche di bioflavonoidi (talvolta ribatezzati vitamina C2) che hanno un'azione sinergica alla vitamina C. In natura, accanto all'acido ascorbico (vitamina C1) troviamo associato costantemente un altro fattore (vitamina C2): insieme, queste molecole formano il complesso C, la vera sostanza ad azione vitaminica. Studi iniziati già nel 1926 da Bezssonoff e completati nel 1977 da Gazave e Parrot, hanno definitivamente chiarito che la causa dello scorbuto è un'avitaminosi doppia C1-C2 e che ogni singolo fattore non è in grado da solo di esercitare l'azione antiscorbutigena. Chimicamente il fattore C2 è un flavonoide (pentaidrossi-3-flavanolo), si trova in natura, specialmente negli agrumi, sottoforma di un composto stabile, ed è in grado di aumentare la velocità di riduzione dell'acido deidroascorbico in acido ascorbico. Inoltre, il fattore C2 ha anche un'azione catalitica proponendosi di volta in volta come donatore o come accettore di idrogeno.

La vitamina C venne isolata nel 1933 da Charles G. King e Albert Szent-Gyorgy, rispettivamente nel limone e nella paprika.
La vitamina C chimicamente corrisponde all'acido L-ascorbico. L'isomero destrogiro (acido D-ascorbico) è invece chimicamente inattivo. E' la più instabile tra tutte le vitamine.
Libera rapidamente due ioni idrogeno, ossidandosi ad acido deidroascorbico; agisce quindi come agente riducente o ossidante e molte delle sue proprietà sono da conferire a questo ruolo.

Non essendo sintetizzabile dall'organismo umano, il fabbisogno di vitamina C è assicurato dagli alimenti, soprattutto da frutta e verdura fresca. A causa della sua elevata idrosolubilità, la vitamina C è facilmente assorbita nel tratto intestinale del tenue, da dove passa direttamente nel sangue portale per raggiungere tutto l'organismo. L'eccesso di acido ascorbico viene eliminato attraverso le urine.
Il fabbisogno giornaliero di vitamina C è di circa 60mg, dosi superiori sono richieste durante la gravidanza e l'allattamento, negli stati senili e nel decorso di malattie infettive. Più precisamente, i livelli raccomandati di vitamina C (RDA Recommended Dietary Allowances) indicati dall'Institute of Medicine americano sono i seguenti:

• Lattante (0-6 mesi): 40 mg/die
• Bambino (7-12 mesi): 50 mg/die
• Bambino (età < 4 anni): 15 mg/die
• Bambino (età < 9 anni): 25 mg/die
• Bambino (età < 14 anni): 45 mg/die
• Adolescente maschio (età < 18 anni): 75 mg/die
• Adolescente femmina (età < 18 anni): 65 mg/die
• Uomo: 95 mg/die
• Donna: 75 mg/die
• Gravidanza: 85 mg/die
• Allattamento: 120 mg/die

Poiché il fumo aumenta lo stress ossidativo ed il turnover metabolico della vitamina C, nei fumatori il fabbisogno di vitamina C dovrebbe essere incrementato di 35 mg/die rispetto ai non fumatori (Institute of Medicine, 2000).

Il fabbisogno di vitamina C aumenta anche in caso di infezioni e nel decorso post-operatorio; potrebbe aumentare in associazione ad alcuni farmaci che favoriscono l'escrezione della vitamina (salicilati, tetracicline, barbiturici).

In caso di un apporto insufficiente di vitamina C, inferiore a 10 mg/die, compaiono i primi sintomi di scorbuto (malattia di Moller-Barlow): gengivite con tendenza al sanguinamento, cute secca e ruvida, affaticamento ed astenia; successivamente si manifesta fragilità capillare con ecchimosi. In età pediatrica lo scorbuto interferisce con lo sviluppo dei denti e delle ossa. Attualmente lo scorbuto è una condizione patologica poco frequente, riscontrabile nelle popolazioni povere e qualche volta nelle persone anziane e negli alcolisti, mentre è più facile riscontrare uno stato di ipovitaminosi.

La somministrazione di dosi eccessive di vitamina C può favorire la formazione di calcoli renali di ossalato di calcio e questo perché la vitamina C può essere convertita in ossalato.
Di seguito riportiamo i processi biologici più noti dove interviene la vitamina C:

ha un ruolo fondamentale nella sintesi del collagene
svolge una funzione importante per il corretto funzionamento del sistema immunitario
idrossilazione della dopamina per formare la noradrenalina
catabolismo della tirosina
formazione di acido folinico da acido folico
sintesi della carnitina
sintesi degli acidi biliari,
idrossilazione degli acidi grassi
sintesi degli ormoni steroidei
amidazione di alcuni peptidi con azione ormonale
aumento dell'assorbimento di ferro
azione di rigenerazione della vitamina E
azione antinfiammatoria
azione antiossidante
azione antistaminica

sembra che la vitamina C possa diminuire la formazione di N-nitrosocomposti, sostanze potenzialmente mutagene, quindi si ritiene possa agire diminuendo il rischio potenziale di un'evoluzione cancerogena delle cellule gastriche.

La vitamina C è comunemente impiegata nella profilassi di infezioni delle vie aeree superiori (comune raffreddore). In letteratura il ruolo preventivo della vitamina C nella popolazione generale non risulta validato da studi clinici sufficienti. Tuttavia in alcuni gruppi di pazienti, come soggetti sottoposti a costante attività fisica e a climi freddi, la supplementazione con dosi di 1-2 g/die di vitamina C ha ridotto la durata e la severità degli episodi infettivi.