Salice corteccia in tintura madre

Salice corteccia in tintura madre

EUR 8,90

Flacone da 50ml
Secondo l'uso tradizionale la Tintura madre di Salice è un coadiuvante naturale in caso di ansietà, cefalea, febbre, fibromialgie, forme reumatiche acute o recidivanti, insonnia, lombalgie, neuroastenia, osteoartrite, xerostomia.

Disponibilità: Disponibile

La corteccia dei rami del salice, di 2-3 anni, contiene glicosidi fenolici (salicina, populina, alcol salicilico); aldeidi; acidi aromatici; flavonoidi (isoquercetina); e tannini. La salicina, costituisce il principio attivo più interessante della pianta per le sue proprietà analgesiche, antipiretiche ed antireumatiche.

Per queste azioni il salice è utilizzato come integratore naturale alimentare antinfiammatorio, antinevralgico, antifebbrile, utile in caso di reumatismi; dolori articolari e muscolari, mal di schiena; nevralgie; ottima contro il mal di testa; febbre; malattie da raffreddamento.

Come per la spirea, il fitocomplesso contenuto nella corteccia del salice bianco ha un'azione notevolmente meno irritante per la mucosa gastrica, rispetto a quella dell'acido acetilsalicilico (componente di un noto farmaco); inoltre, l'azione vasoprotettiva dei flavonoidi ne esalta l'azione antinfiammatoria.

Salice si collega al latino saliva "saliva, spuma, bava", e all'accadico Sialu "bagnare", e alba "bianca", riferito alle foglie bianche setose ed al colore biancastro della corteccia. Poiché i suoi frutti cadono prima della maturazione era albero simbolico dedicato alla Madre Terra, sacro ad Artemide, Persefone ed Ecate, immagine ambivalente di Vita e di Morte. Nella cultura romana – vimen viminis – perchè dai suoi rami flessibili si ricavavano i cesti utilizzati nei rituali sacri. Plinio indica ricette con le foglie per calmare gli ardori sessuali, è albero centrale nella festa ebraica delle Capanne, a ricordare la fuga del popolp ebreo dall'Egitto. Considerato fin dall'antica Grecia albero lunare, caratterizzato dalla natura Acquea, il Salice rientrava negli incantesimi e nelle pratiche di stregoneria. Galeno scrive che "è albero astringente e sedativo.. dissecca senza mordicità.. consolida le ferite fresche e sanguinose.. i calli ed i porri se fattone impiastro con aceto.. il succo per tutti gli impedimenti che offuscano la pupilla de gli occhi". Castore scrive che le foglie "giovano ai dolori colici.. agli sputi del sangue.. l'acqua stillata a mezzo maggio dalle frondi giova alla pietra, provoca l'orina, e ammazza i lubrici, e scaccia fuori le creature morte. Leclerc sottolinea l'azione sedativa e vi aggiunge l'efficacia nelle dismenorree e nell'eretismo genitale. La Salicina fù isolata nel 1829 da Leroux. Nel 1850 Cazin la indicò come rimedio principale nella febbre. Oggi entra nella farmacopea tedesca ed inglese come antipiretica ed antinfiammatoria.

Albero dalla chioma aperta e i rami sottili, flessibili e tenaci, può raggiungere i 25 m di altezza. Possiede una corteccia giallastra o grigio-rossastra.

Le foglie lanceolate-acuminate, con stipole caduche e piccole, picciolate e finemente seghettate sono pelose su ambo le facce da giovani; mentre quelle adulte hanno pagina superiore poco pelosa o glabra, e quella inferiore è ricoperta da densa peluria che conferisce una colorazione argentea (da qui l'attributo alba, cioè bianco).

Le infiorescenze sono costituite da amenti, distinti in femminili e maschili. Gli amenti maschili sono lunghi fino a 7 cm, presentano due stami e antere gialle; gli amenti femminili sono peduncolati e più esili di quelli maschili. I frutti sono costituiti da capsule glabre e subsessili che, a piena maturazione, si aprono in due parti liberando dei semi cotonosi (ovverosia semi dotati di un "pappo" bianco cotonoso).

Il genere Salix comprende circa 300 specie caratterizzate da rapido accrescimento e scarsa longevità, caratteristiche che troviamo pienamente nel salice bianco.

In lingua celtica il nome Sal-lis significa "vicino all'acqua" a conferma del fatto che i salici crescono bene in luoghi freschi, dal terreno ben intriso di acqua come le rive dei laghi, dei fiumi, o in prossimità di zone paludose. Il termine alba (= bianco), allude probabilmente al fatto che le foglie, di colore grigio argento con una leggera peluria setosa nella pagina inferiore, donano alla chioma un aspetto bianco-argenteo.

Le virtù terapeutiche della corteccia del salice sono note fin dall'antichità. Ritroviamo, infatti, questa droga citata negli scritti d'Ippocrate; di Dioscoride e Plinio, nel I secolo d.C. a cui sono attribuite proprietà febbrifughe ed analgesiche. Nel Medioevo l'utilizzo farmacologico si va progressivamente perdendo, data l'elevata flessibilità dei giovani rami, che vengono utilizzati per la fabbricazione di cesti e altri oggetti di vimini: il nome vimini in effetti deriva dalla specie Salix viminalis, i cui rami sono particolarmente adatti per questo utilizzo. La Scuola Medica Salernitana (dal periodo Normanno, fino alla prima meta del XIII secolo) attribuisce al salice proprietà anafrodisiache, specificando che frenava la libidine al punto da impedire il concepimento.

La svolta storica negli studi sul salice l'imprime, a sua insaputa, il 20 giugno del 1803 Napoleone Bonaparte, imponendo il blocco all'importazione di qualsiasi merce proveniente dalle colonie inglesi e dall'Inghilterra sul continente. Con tale decisione venne bloccata l'importazione dall'America anche della corteccia di china (originaria dell'America meridionale, un tempo utilizzata, dato l'elevato contenuto in alcaloidi, principalmente come antipiretico) e spinse pertanto la ricerca ad un valido sostituto farmacologico autoctono europeo. Il sostituto più ovvio allora impiegato fu il salice.

La richiesta di acido salicilico in questo periodo è talmente elevata da superare le capacita estrattive del principia attivo dal salice, dall'spirea e dalla gaulteria procumbens, dell'industria farmaceutica del tempo. Nel 1874 Von Heyden riesce a mettere a punto un metodo di sintesi industriale dell'acido salicilico, abbattendo costi e risolvendo i problemi di reperibilita del prodotto.

Consigli d'uso
30/50 gocce in poca acqua due o tre volte al giorno secondo esigenze personali.

Controindicazioni:
Usare con precauzione in gravidanza e durante l'allattamento, sconsigliato nell'ultimo trimestre di gravidanza perchè può causare o aumentare l'intensità dell'ittero prenatale. E' consigliato l'uso sotto controllo medico nei bambini sotto i 12 anni per l'analogia strutturale con l'acido acetilsalicilico. In caso di gravi alterazioni della funzionalità epatica o renale, disordini della coagulazione, ulcera gastrica o duodenale, deficit della funzione della glucosio-6-fosfato-deidrogenasi.