Meliloto sommità fiorite in Tintura Madre

Meliloto sommità fiorite in Tintura Madre

EUR 8,90

flacone da 50ml
Utile nei casi di insufficienza venosa e linfatica, disturbi postflebitici, ritenzione idrica, somatizzazioni ansiose viscerali ed insonnia, per ridurre le vampate di calore in menopausa.

Disponibilità: Disponibile

Proprietà della tintura madre di meliloto
Le sommità fiorite del Melilotus officinalis contengono flavonoidi, tannini e glucosidi cumarinici, che per idrolisi enzimatica, rilasciano cumarine. Tra queste quella maggiormente rappresentata è il melilotoside, il quale si trasforma poi in cumarina. il cui effetto principale è quello sul drenaggio linfatico.

La tintura madre di meliloto è perciò indicata nel trattamento dell'insufficienza venosa e linfatica, in presenza di edemi e gonfiori agli arti inferiori, ritenzione idrica, vene varicose, flebiti, gambe pesanti, emorroidi e celulite, in quanto migliora la microcircolazione periferica; la circolazione venosa e linfatica, rinforza le pareti delle vene e fluidifica il sangue.

Inoltre l'estratto idroalcolico della pianta possiede proprietà calmanti, spasmolitiche utili in caso di insonnia, stati di nervosismo e irritabilità

Curiosità
«Lothus che somministra miele, poiché le api molto ne cavano dalle piante di questo genere» (Scotti, 1872).

L'acqua distillata di Meliloto è una lozione rinfrescante, addolcente e distensiva particolarmente indicata per pelli secche e stanche.

La sua introduzione nella terapeutica come antispasmodico si deve a Galeno.

La storia dell'introduzione della cumarina in terapia è di notevole interesse: essa ebbe inizio dall'osservazione di una sindrome emorragica nel bestiame che aveva ingerito trifoglio e meliloto avariato. Tale sindrome era associata ad una diminuzione dei livelli plasmatici di protrombina. Nel 1941 Link, dell'Università di Wisconsin, dimostrò che questa malattia emorragica del bestiame era causata da un composto di tipo cumarinico. Link sintetizzò la diidrossi-cumarina (dicumarolo) che costituì il precursore degli anticoagulanti di tipo dicumarolico e indandionico.

L'effetto principale del Meliloto è sul drenaggio linfatico e deve questa sua proprietà alla cumarina.

Le indicazioni terapeutiche principali sono, comunque, i disturbi della circolazione venosa quali emorroidi e varici ed anche ulcere della gamba e tromboflebite; esercita inoltre un'azione protettiva contro le ustioni quando somministrato sia prima sia subito dopo l'insorgenza della lesione.

Possiede proprietà antispasmodiche e sedative (date dalla cumarina contenuta nella pianta) soprattutto a livello del sistema nervoso centrale e viscerale; antisettiche a livello dell'apparato urinario (Proprietà date dai flavonoidi).

Il Meliloto è indicato negli sapsmi a livello renale (precalcolosi, cistiti ecc.) con dolori circoscritti o erranti.

Oltre ai principi attivi citati, la pianta contiene anche un glucoside (Acido melilotico), tannini, essenza, resina ed amido.

Il suo nome scientifico è: Melilotus officinalis, fa parte della famiglia dell'erba medica e del trifoglio.
E' molto conosciuto negli ambienti zootecnici (è considerato un alimento molto pregiato per gli animali erbivori).
La parte della pianta utilizzata in erboristeria è la sommità fiorita, perché dalla sua fermentazione vengono ricavate sostanze con spiccati effetti anticoagulanti, che possono risultare utili in caso di varici, contro i rischi di flebiti, contro l'ipercoagulazione del sangue e, per l'effetto tonico sulla circolazione, nella lotta alla cellulite.

Melilotus officinalis contiene cumarina e flavoni. L'azione si esercita principalmente sulle vene. Perciò le modalità di azione e il campo di impiego sono simili a quelli dei preparati di castagna d'India. L'impiego interno si ha nei casi di vene varicose e di tromboflebite.
Il meliloto è una antica pianta medicinale, però fino a non molto tempo fa non sapevamo usarla in modo appropriato. Del tutto simile nell'aspetto e nelle proprietà, solo più alto e vigoroso, è il Melilotus altissimus; che cresce anch'esso spontaneo in Germania, sebbene più raro.

Invece il meliloto bianco, Melilotus albus, che ha fiori bianchi, non è usato come pianta medicinale.

Il punto di partenza delle ricerche sul Melilotus sono state delle osservazioni in campo agricolo. Un farmacista del Wisconsin, negli USA, in occasione di una grossa moria di bestiame, notò che ci doveva essere un collegamento con la presenza di abbondanti quantità di meliloto.

Gli animali presentavano grossi ematomi e avevano evidentemente una aumentata predisposizione alle emorragie. Egli richiamò l'attenzione, su questo fatto, del chimico link e gli chiese una spiegazione: era capitato proprio sull'uomo giusto. Con indagini, che durarono diversi anni, link riuscì a dimostrare che la sostanza nociva del meliloto era la cumarina. Di per sé essa non agisce come anticoagulante, però nei processi di fermentazione si trasforma in dicu-marolo, a forte azione anticoagulante, che agisce come antagonista della vitamina K. Così è chiaro anche che Melilotus stesso non influenza la coagulazione del sangue; esso agisce piuttosto sulle pareti delle vene, aumentando la permeabilità, e comportandosi quindi come l'escina. Ne deriva necessariamente lo stesso campo di indicazione, principalmente nelle malattie delle vene e nei disturbi provocati dalle vene varicose.

In questa azione i flavoni hanno un ruolo complementare. Melilotus dunque non è da considerare un anticoagulante vegetale, come invece ipotizzavano Lenfeld e coli. (1954), e nemmeno un succedaneo degli anticoagulanti. Tuttavia, in numerose ricerche sperimentali, si è potuto dimostrare che l'azione del meliloto si svolge, oltre che sul sistema venoso, sul sistema linfatico, cosicché si ha anche un influsso sui linfoedemi grazie a un effetto linfocinetico ("angiolitico linfatico-venoso").

Consigli d'uso
30/50 gocce in poca acqua 2 o 3 volte al giorno, secondo esigenze personali.