Meno simul

Meno simul

EUR 12,25

Flacone da 70 tavolette da 400mg
Integratore alimentare! La Cimicifuga svolge un'azione di contrasto sui disturbi legati sia al periodo mestruale che al periodo della menopausa.

Disponibilità: Non disponibile
Tags: Integratori

La Cimicifuga svolge un'azione di contrasto sui disturbi legati sia al periodo mestruale che al periodo della menopausa.
Cimicifuga
E' una pianta originaria dell'America del nord, caratterizzata da un grande rizoma rampicante che è la parte ricca di principi attivi. Tradizionalmente la cimicifuga era utilizzata per alleviare i dolori mestruali, del parto e dei disturbi ginecologici in genere.

Proprietà della cimicifuga
La radice della cimicifuga contiene glicosidi triterpenici (acteina e 27-desossiacteina), alcaloidi, acidi grassi, acido salicilico, tannini, cimicifugina o macrotina (resina), racemosina, flavonoidi, oligoelementi che conferiscono alla pianta proprietà antinfiammatoria, e riequlibrante del sistema ormonale fwmminile, per la capacità della pianta di imitare la serotonina e alleviare così i disturbi neurovegetativi della menopausa e le vampate di calore.

Le ricerche scientifiche hanno infatti dimostrato che l'impiego della cimicifuga sui disturbi legati al periodo della menopausa ha portato miglioramenti nei sintomi neurovegetativi tipo vampate di calore, sudorazioni, mal di testa, vertigini, palpitazioni cardiache, ronzii alle orecchie, nervosismo e irritabilità, disturbi del sonno e stati depressivi.

I fitoestrogeni della cimicifuga infatti sono in grado di legarsi ai recettori per la serotonina posti nell'ipotalamo (un nucleo di cellule nervose situato nella parte bassa del cervello), svolgendo così un'azione simile a quella di questo neurotrasmettitore utile nel trattamento della sindrome menopausale, sindrome premestruale, dismenorrea (mestruazioni dolorose) e oligomenorrea (mestruazioni scarse).

Inoltre da questi studi è emerso che la pianta tende a ridurre i livelli di calcio e di fosforo nel sangue, e favorire l'aumento della massa ossea, giustificando così il suo utilizzo per combattere l'osteoporosi tipica della donna in menopausa.

Infine, la cimicifuga è impiegata anche come rimedio antinfiammatorio e antireumatico, in particolare in pazienti con artrosi, dolori muscolari e nevralgie conseguenti a fatti reumatici, e sembra piuttosto attiva anche contro la mal di testa, particolarmente in quella di origine muscolotensiva.

Descrizione della pianta:
Pianta erbacea perenne, con fusto glabro alto da 1,20, che può raggiungere i 2,60 m. a completa fioritura. Le foglie sono larghe, alternate, composte, tri-ternate, si originano da piccioli corti e sessili. I lunghi fiori bianchi si trovano su un racemo ramificato terminale. La caratteristica più tipica dei fiori sono i numerosi stami, consistenti di sottili filamenti con antere bianche. Quattro o cinque sepali bianchi, piccoli e concavi sono più grandi dei petali quasi insignificanti. Il pistillo bianco e solitario è glabro e sessile. Il frutto è un follicolo venato secco e ovale che si divide lungo una sutura ventrale con da 8 a 10 semi triangolari e marroni divisi in due file.

Cenni storici:
Il curioso nome cimicifuga, coniato da Linneo, allude proprio alla presunta attività insettifuga attribuita a questa pianta, per l'odore disgustoso e fetido che emana, che a oggi non trova nessuna dimostrazione di validità.

I cinesi classificarono la Cimicifuga come una pianta amara, fredda, che riduce calore e tossicità e che viene usata per trattare gli stati infiammatori causati da eccesso di calore.

I nativi americani usavano questa pianta per problemi mestruali, di parto (per facilitarlo) e di menopausa ed il nome Squaw Root (radice della squaw) implica proprio la sua importanza come pianta femminile. Altri usi comprendevano l'utilizzo come diaforetico in vari malesseri e febbri, l'uso del decotto esternamente per problemi reumatici e l'uso esterno della radice come antidoto ai morsi di serpenti.

Queste osservazioni, riportate dagli studiosi etnobotanici, destarono l'attenzione degli scienziati Europei, che avviarono i primi studi clinici e sperimentali dopo il 1732, anno in cui la cimicifuga fu introdotta in Europa.

Biancospino
Il Biancospino

Dal greco kràtaigos, "forza e robustezza", il Biancospino è noto in botanica come Crataegus monogyna, in riferimento al suo legno duro e massiccio, tuttora utilizzato come buon combustibile.

Anticamente, il Biancospino veniva associato alla speranza e alla fertilità: a tal proposito, i suoi fiori decoravano i capelli e le vesti delle spose. Ancora, in passato era diffusa la credenza secondo cui i fiori di biancospino possono allontanare gli spiriti maligni: per questo motivo, i petali adornavano le culle dei neonati.

Il Biancospino viene largamente sfruttato in fitoterapia per il suo fitocomplesso, ma viene adoperato anche come pianta ornamentale per i suoi bellissimi fiori. In passato, il biancospino veniva coltivato anche per realizzare barriere impenetrabili grazie ai suoi spini appuntiti; ancora, i suoi frutti sono impiegati a finalità alimentari, sia per la preparazione di sciroppi e gelatine, sia per la produzione di farine, indicate per un particolare tipo di pane.

Descrizione botanica

Proprio come Rosa canina e Potentilla, anche Crataegus monogyna (chiamato anche Crataegus oxyacantha) appartiene alla famiglia delle Rosaceae: il Biancospino è un arbusto - o piccolo albero - spontaneo, che cresce facilmente in ogni dove, in grado di raggiungere anche i 6-10 metri d'altezza. Vegeta soprattutto in aree boscose e cespugliose, fino ai 1.500 metri d'altitudine; è particolarmente diffuso in tutta Europa, nell'America del Nord, nell'Africa del Nord e in Asia settentrionale.

L'arbusto appare assai ramificato, e i suoi rami - dapprima rossicci, poi grigiastri - sono costituiti da numerosissime spine aguzze. Le foglie, sempre caduche, sono alterne e presentano una forma piuttosto variabile, con margine sempre dentato: lunghe dai 2 ai 4 centimetri, sono picciolate e profondamente incise.
I fiori del Biancospino, invece, raggruppati in corimbi da 5 a 25, sono ermafroditi e pentalobati: le candide infiorescenze si schiudono in primavera (indicativamente tra aprile e maggio), mostrando peduncoli lanosi.

I frutti sono pomi ellittici-ovoidali, piuttosto piccoli (diametro: 1 cm), dipinti di rosso: al loro interno contengono un seme, nascosto all'interno del nocciolo. I frutti del Biancospino maturano nel primo periodo invernale, tra novembre e dicembre; come sopraccennato, i frutti sono utilizzati per preparare marmellate o realizzare sciroppi, e le infruttescenze macinate - previa essiccazione - sono sfruttate per realizzare farine.

Proprietà cardiotonica del biancospino

Sebbene il Biancospino sia ritenuto primariamente una droga ansiolitica e sedativa, anche l'azione cardiotonica rientra tra le sue principali proprietà: la droga aumenta la capacità di contrazione del muscolo cardiaco (proprietà inotropa positiva) e, nel contempo, rallenta la trasmissione dell'impulso nervoso, quindi anche la contrazione del cuore nel pompare sangue dagli atri ai ventricoli (proprietà batmotropa negativa).

Proprio per questo motivo, gli estratti di Biancospino sono da tempo utilizzati come terapia fitoterapica elettiva nel trattamento di scompensi cardiaci di media entità, nell'insufficienza coronarica, nelle turbe bradicardiche lievi, e nell'insufficienza miocardica (forma moderata).

Oltre ad agire a livello cardiaco con azione inotropa positiva e batmotropa negativa, l'estratto di Biancospino vanta proprietà cronotrope negative (riduzione della frequenza cardiaca) e dromotrope positive (aumento della conduzione atrio-ventricolare).

Proprietà vasodilatatrici coronariche del biancospino

Abbiamo visto che il biancospino è utilizzato per le proprietà vasodilatatrici coronariche: infatti, gli attivi del fitocomplesso stimolano il rilascio della muscolatura vasale liscia delle coronarie, cosicché si assiste ad una dilatazione dei vasi e a una diminuzione delle resistenze periferiche. A detta di ciò, è chiaro come il biancospino sia ampliamente utilizzato per il miglioramento delle performance cardiache.

Generalmente, per sfruttare le proprietà cardiotoniche del Biancospino, in fitoterapia si consiglia la tintura madre oppure l'estratto fluido: è bene precisare, comunque, che questi preparati non sono efficaci in caso di patologie acute; piuttosto, il loro impiego è indirizzato alle insufficienze cardiache di lieve entità (non richiedenti cure digitaliche) e nella profilassi di ripristino in seguito a danni cardiaci/coronarici.

Proprietà antisclerotiche del biancospino

L'estratto di Biancospino trova impiego anche nel trattamento dell'aterosclerosi: generalmente, la droga esplica eccellentemente questa funzione in sinergia con altri estratti, insieme dunque ad altri fitocomplessi. In modelli sperimentali, il biancospino, riducendo le resistenze periferiche, è idealmente in grado di prevenire l'aterosclerosi.

Proprietà sedative, ansiolitiche ed antisapasmodiche

La proprietà ansiolitico-sedativa è probabilmente quella meglio riconosciuta al Biancospino: da tempo immemorabile, l'azione della droga a livello del sistema nervoso centrale viene sfruttata per eliminare, ridurre o, ancora, placare l'ansia, l'irritabilità o, più in generale, per controllare la componente emotiva di individui particolarmente agitati o ansiosi. Di riflesso, la somministrazione di estratti di biancospino migliora la qualità del sonno, favorendo un riposo tranquillo scorporato da ansia, affanni e difficoltà all'addormentamento.

Al fine di contrastare i sintomi tipici della sindrome ansiosa, è consigliata la somministrazione di estratto di Biancospino sottoforma di tisane o decotti in associazione ad altre droghe ansiolitico-sedative, che ne potenziano l'attività medesima: particolarmente adatte la valeriana, la melissa, la camomilla, la passiflora.

Probabilmente, il Biancospino espleta la propria attività ansiolitica e moderatamente ipnotica anche grazie ai flavonoidi, ai quali è attribuita una possibile attività simil-benzodiazepinica.

Tra le svariate dimostrazioni scientifiche effettuate per accertare le proprietà ansiolitiche della pianta, una tra tutte ha messo in evidenza il potenziamento di questa precisa attività del biancospino in associazione a ballota, cola e valeriana.

Proprietà antipertensiva del biancospino

L'azione antipertensiva eccellentemente espletata dal biancospino sembra essere strettamente legata alla proprietà vasodilatatrice-coronarica: l'azione antipertensiva della droga agisce essenzialmente a livello dei vasi dilatati per azione diretta.
Per dare una dimostrazione pratica delle capacità ipotensive espletate dal biancospino, si riporta un esempio: in media, dopo aver assunto estratti di biancospino, i soggetti affetti da ipertensione con valori pari a 160 e 150 mmHg (rispettivamente, pressione sistolica e diastolica), registrano una significativa riduzione dei valori pressori, fino a raggiungere gli 89 e gli 85 mmHg.

Proprietà ipolipemizzante del biancospino

Alla luce di recenti studi sono emerse interessanti scoperte scientifiche riguardanti le proprietà del Biancospino: sembra, infatti, che la droga sia in grado di espletare il suo effetto anche sulla colesterolemia e sulla lipidemia. In particolare, questa attività è stata dimostrata su modelli animali (ratti) alimentati con un regime dietetico ipercalorico.

L'attività ipolipemizzante associata al biancospino sembra essere particolarmente indicata per l'anziano affetto sia da ipercolesterolemia che da iperlipidemia associate a disfunzioni cardiache.

Angelica cinese
L'angelica sinensis ha proprietà curative e controindicazioni? L'Angelica Sinensis, altrimenti detta Angelica cinese, è usata da migliaia di anni nella medicina tradizionale cinese, coreana e giapponese soprattutto per le condizioni di salute delle donne e per questo viene chiamata anche "ginseng femminile". Inoltre nella medicina cinese è più spesso utilizzata in combinazione con altre erbe, ed è usato come componente per prodotti per la cura del fegato e deficit della milza.
Per i trattamenti basati sull'Angelica Cinese viene usata la radice ed i principali benefici si hanno in caso di: disturbi ginecologici come ad esempio mestruazioni dolorose ed irregolari, recupero post-parto, per migliorare le cardiovascolari e l'ipertensione, infiammazioni, mal di testa, infezioni e dolore neuropatico, menopausa.

Agnocasto
L'agnocasto è indicato nel trattamento di sindrome premestruale, iperprolattinemia e turbe funzionali del ciclo mestruale.
I preparati a base di Agnocasto aumentano la produzione di ormoni progestinici: il meccanismo d'azione della droga sembra implicare il lobo anteriore dell'ipofisi, con conseguente riduzione della sintesi di prolattina e FSH, con stimolazione di LH.
L'agnocasto è indicato in presenza di amenorrea, menorragia, metrorragia, dismenorrea e sindromi premestruali; nei casi di insufficienza lattea; nei disturbi della menopausa; nell'ansia; nell'eretismo sessuale (per le sue proprietà anafrodisiache). I preparati a base di agnocasto trovano anche indicazione per normalizzare l'ovulazione e le mestruazioni dopo le interruzioni causate dall'uso di pillole anticoncezionali.

Ingedienti (per dose massima giornaliera pari a 6 tavolette :Angelica cinese radice estratto 600 mg, Agnocasto frutti estratto 600 mg, Cimicifuga rizoma estratto 600 mg, Biancospino foglie estratto 240 mg, Liquerizia radice estratto 120 mg, Altri ingredienti: antiagglomerante: magnesio stearato vegetale.

Consigli d'uso
1-2 tavolette prima dei pasti.


Avvertenze
Non superare la dose giornaliera raccomandata.
Tenere fuori dalla portata dei bambini al di sotto dei tre anni di età.
Gli integratori non vanno intesi come sostituti di una dieta variata.
Per donne in gravidanza o in allattamento e bambini si raccomanda di sentire il parere del medico.